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1680

Una città in espansione

Con il 1673, la fedeltà al progetto dinastico e l’immagine del buon governo della città vengono compiutamente confermati nella perfetta adesione tra programma e realizzazione del secondo ampliamento di Torino, avviato sull’asse dello stradone militare di Po.

Con la morte di Carlo Emanuele II (1675) e la reggenza di Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours (1675-1684) si apre una stagione di debolezza dinastica e la lotta per il potere rischia di incrinare la continuità del progetto per la città regolare, messo in pericolo da architetture di apparenza grandiosa, volutamente pensate per sovrastare le palazzate uniformi e segnalare le sedi degli aspiranti al governo del paese: il progetto per il Collegio dei Nobili immaginato dal gesuita Carlo Maurizio Vota per celebrare Madama Reale (dal 1678); il palazzo del principe di Carignano, disegnato da Guarini (dal 1679) guardando al modello di Bernini per il Louvre di Luigi XIV, come un prototipo di palazzo reale per un monarca dello stato assoluto.

L’immagine della dinastia trova modo di rafforzarsi anche attraverso un altro versante di affermazione pubblica quando è associata alla rappresentazione del divino, dove la regola della uniformità cede il passo all’eccezione dello straordinario e della bizzarria. Con le cupole delle cappelle palatine della Sindone e di San Lorenzo, che come meravigliosi reliquiari sbucano al di sopra della cortina continua della città, Guarino Guarini disegna il volto ‘meraviglioso’ della presenza dei Savoia a Torino.

Le diverse scelte che si calano nella città in questi anni trovano una traduzione estetica nella variata sensibilità per il colore, portata a segnalare continuità e fratture: il bianco e il grigio per le residenze ducali; il cotto a vista per gli edifici dell’amministrazione dello Stato; il nero e il bigio per la continuità dinastica nella Cappella della Sindone; i marmi colorati di Guarini per l’interno del San Lorenzo.

Giuseppe Dardanello

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Torino nel 1680

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