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1922

Tra le due guerre

La fase che si apre dopo il primo conflitto mondiale coincide innanzitutto con un processo di riorganizzazione delle strutture produttive sorte durante l’iniziale fase di industrializzazione di fine Ottocento e inizio Novecento. Simboli di questa riorganizzazione, in un’ottica “fordista” e “taylorista” di concentrazione dei luoghi della produzione, sono gli stabilimenti Fiat Lingotto e Mirafiori.

La trama che in qualche modo regge e orienta l’ampliamento dell’urbanizzato verso gli ampi spazi aperti della piana torinese è sempre quella del Piano regolatore del 1906, insieme ai tracciati dei grandi assi storici e dei fiumi.

Il dato di novità profonda sta però nel fatto che si tratta di una trasformazione per grandi “tasselli” – quelli dell’industria, dei quartieri di edilizia popolare pianificata, dei grandi servizi collettivi, del tempo libero – che operano simultaneamente per sovrapposizione rispetto al palinsesto storico rurale preesistente e per giustapposizione nei confronti dell’edificato di bordo delle barriere operaie.

A questi tasselli si aggiungono inoltre le linee delle nuove infrastrutture viarie, che impongono in modo inedito una riflessione tra mobilità e struttura della città.

È una modalità di costruzione della città – per concentrazione di funzioni e contemporaneamente però per dispersione nello spazio – che inizia a dissolvere la logica della crescita torinese per ampliamenti contigui e per regole morfologiche tradizionali – la trama di strade e isolati chiusi – e che anticipa quella “nuova dimensione” della città che prenderà corpo in modo più radicale nel secondo dopoguerra.

L’opera di riorganizzazione trova riscontro anche all’interno della città storica nel progetto di via Roma nuova, in cui retoriche della dittatura e intenzionalità razionalizzanti della città “fordista” sembrano poter coincidere. In realtà le discontinuità della morfologia della nuova città costruita sono prodotto di un mercato che continua a essere imperfetto e intorno a cui si scontrano nuovi e antichi attori.

Silvano Montaldo

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