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1091

Tra Comune e vescovo

Nel 1091 muore la contessa di Torino Adelaide e cessa la capacità di coesione e di governo della dinastia arduinica che aveva fatto della città torinese il centro politico di grandissima parte del Piemonte centro-meridionale e della Liguria. La Marca arduinica di Torino si sfalda. Il potere anche civile su Torino e sul territorio circostante rimane al vescovo, che lo mantiene sino alla definitiva affermazione dei Savoia nel 1280. Il territorio torinese soggetto al governo dei vescovi non è molto esteso, e il confine rispetto all’avanzata sabauda si colloca per circa due secoli a Rivoli, castello del vescovo affidato a una famiglia di funzionari (advocati) proveniente dalla collina torinese: i signori di Moncucco. Altro castello vescovile molto importante – usato in qualche occasione come residenza del vescovo – è quello di Testona, insediamento che si sviluppò in quegli anni nella nuova fondazione di Moncalieri.

Intorno alla città si radicano poteri signorili locali – i Baratonia, i Rivalta, i Piossasco e numerosi altri – che dominano in piena autonomia, mentre tutto il Piemonte meridionale smise di orbitare su Torino, divenendo teatro di altre affermazioni, i marchesi di Monferrato e di Saluzzo. Si affermano anche poteri signorili di monasteri, come San Giusto di Susa e San Michele della Chiusa in Valle di Susa. A Torino ha grande sviluppo il monastero di San Solutore: dal centro torinese l’abbazia compie ricche acquisizioni patrimoniali – in particolare a Sangano e a Carpice, nel territorio di Moncalieri – dove si assicura anche l’esercizio di poteri di tipo signorile.
Nei primi decenni del secolo XII al vescovo si affianca il Comune, costituito da famiglie che si erano arricchite prevalentemente con il prestito di denaro e che si potenziarono in buona armonia con il vescovo, al quale prestavano obbedienza vassallatica. Questo rapporto fa sì che i primi consoli e le famiglie del primo ceto dirigente comunale sia in armonia con il vescovo: l’alleanza fra vescovo e Comune è resa solida dalla resistenza all’avanzata dei Savoia, il cui potere fino a gran parte del Duecento arriva sino ad Avigliana.

Il comune torinese innesca concorrenze e provvisorie alleanze con comuni limitrofi come Chieri e Testona. Le sue famiglie dominanti hanno caratteri sociali ambigui, in parte borghesi in parte aristocratici, collocano propri membri nel collegio dei canonici della cattedrale e proteggono quegli enti religiosi che, non limitandosi a essere comunità di preghiera, forniscono alla società torinese servizi ospedalieri e di accoglienza dei viandanti. Un ricco torinese, Pietro Podisio, proprio perseguendo questi scopi di utilità sociale, fonda nel 1146 l’abbazia-ospedale di San Giacomo di Stura, oggi badia di Stura.

Giuseppe Sergi

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