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La Rivoluzione francese e la lIIona rchia Sa bauda

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territori dalla corruzione e dalle insidie degli emissari francesi , a

comunicarsi reciprocamente le noti zie e le misure a tal proposito rela–

tive, ed a soccorrersi nel caso che qualche esp losione in uno

o

nell'altro

dei ri spettioi dominii ricbiedeeee la somministra zione

-

di uomini e

di denaro

» .

Venezia, per se nile impotenz a, oppose un rifiuto ; Genova e To scana

pen sarono che un tale atteggiam ento potesse danneggiare i loro traf–

fi cicon la Provenza. Si mostrò contrario anche il Papa,

il

quale

_temeva che

il

Re di Pi emonte mirasse a ingrandimenti territoriali.

Solamente la Corte di Napoli accolse con animo lieto il pro getto

della lega con tro le idee rivoluzionarie: tanto è vero che l'anno dopo,

nonostante l'insu ccesso piemontese, lo ripropose, limitandone gli

intenti all a compartecipazione degli Stati italiani

a

una eventuale

.dife sa milit are. Ma anche qu est a volt a il pr ogetto intieramente fallì;

onde Vittorio Alfieri, che pur l'aveva desiderata, potè scrivere il noto

epi gramma :

Si s ta, si sta ponzando

Un'italica lega

E conclu sa fia in tempo allor poi qu ando

Berra n di Tr ebbi a e Pa naro i Frances i.

4. - Svanito qu el di segno, dov ette il Pi emonte più se riame nte

pen sare ai cas i propri.

La dedizione di Lui gi XVI (fig. 1U ) alle forz e ri voluzi on ari e, aveva

suscitato in Francia, come è facile immaginare, una viol enta reazion e

nel partito retrivo di Corte che faceva capo all a Regina Maria Anto–

ni etta, e al Conte di Artoi s, frat ello del Re. Questi, quando vide ogni

principio della regia autorità calpes ta to, con molti dei suoi partigiani,

prese la via dell'esilio, col fermo proposito di promuovere pr esso gli

Stati con servatori un interv ento armato, che domass e i rib elli, dive–

nuti ormai padroni 'della Francia e vi ristabilisse l'ordine scon volto.

Cercò dapprima ospitalità nel Belgio ; ma non appena si accors e che

mai non avrebbe in qu el paese potuto trovare aiuto e favore ai suoi

intenti, si diresse ver so il Piemonte, dove il Re, per essere suo suo–

cero e per le sue convinzioni, recisament e conse rva tive, lo avrebb e

sicuramente, nei suoi dise gni favorito. Sennonchè Vittorio Amedeo,

appena seppe le intenzioni del gene ro, per non guast ars i col Governo

fran cese, si affrettò a sc rivere all a fi glia Maria Ter esa, moglie del

Conte di Artois,

affìnch è

dissuadesse il marito dal suo progettato

viaggio in Piemonte,