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Carta Corografica dimostrativa del territorio della città di Torino, luoghi e parti confinanti.. Archivio Storico della Città, Simeom, D 1800. © Archivio Storico della Città di Torino

Cascine a Torino


Il passato rurale di Torino, ormai poco riconoscibile, ha rivestito un ruolo di primaria importanza sia dal punto di vista economico che politico fino al secolo scorso. Anche se al reticolo viario e irriguo antico, tra XIX e XX secolo, si è sovrapposta una struttura urbanistica modellata su esigenze industriali e residenziali, la precedente conformazione territoriale è tuttora leggibile.

Osservando dall’alto la città, grazie agli strumenti di geolocalizzazione web adottati da MuseoTorino, è infatti ancora possibile distinguere gli elementi dell’antico assetto rurale, costituito da una rete di canali, bealere e strade i cui punti nodali erano rappresentati dalle cascine “a corte chiusa” della pianura torinese, dalla tipica forma quadrangolare.

A conferma della centralità delle cascine per il territorio rimangono inoltre diverse tracce nell’odierna toponomastica torinese, come nel caso della Falchera e dei quartieri San Paolo e Lesna.

La rapida espansione urbanistica ha comportato l’abbattimento di diverse cascine, mentre altre sono state inglobate nel tessuto urbano, diventando integralmente edifici residenziali o a uso industriale.

In altri casi gli enti pubblici proprietari hanno salvaguardato il patrimonio rurale, restaurando le strutture e trasformandole in centri polivalenti di aggregazione sociale: è questo il caso delle cascine Giajone, Marchesa (Florita) e Roccafranca. Sono invece pochi gli esempi di cascine che continuano a mantenere la vocazione agricola originaria, situate per lo più in periferia o in aree di pertinenza fluviale, come la Bellezia e il Mineur. Quelle che, perdendo l’antica funzione, non hanno incontrato un nuovo uso, versano in stato di degrado e abbandono, come la Cabianca e il Meisino. Ai margini della città si sono infine conservati esempi di architetture, un tempo fulcro della vita sociale ed economica rurale, che originarono vere e proprie borgate, come l’Abbadia di Stura, il Villaretto e il complesso del Drosso.

 

In MuseoTorino è ora possibile andare alla scoperta delle tracce di questo straordinario patrimonio architettonico diffuso. Dalla pagina iniziale si accede alla sezione “Il museo”, attraverso il menù o l’immagine relativa, e si può esplorare la collezione utilizzando il “navigatore per categorie” e selezionando il termine “cascina”: si visualizza così la mappa con la geolocalizzazione di tutte le cascine del territorio torinese.

Il “cantiere” sulle cascine è stato realizzato grazie al contributo dei volontari del Servizio Civile Nazionale selezionati nell’ambito del progetto Torino il museo. Il museo reale, il museo virtuale, ideato per integrare il patrimonio e le metodologie dell’Ecomuseo Urbano di Torino (EUT) con le nuove potenzialità offerte da MuseoTorino.

Johanna Barilani, Fabrizio Chiarucci, Gianfranco Ingardia, Irene Innocente, Carlotta Venegoni ed Edoardo Vigo hanno contribuito con le proprie specifiche competenze alla ricerca storica e archivistica, alla documentazione fotografica e cartografica, hanno redatto e immesso oltre 100 schede sulle cascine, con più di 1000 immagini di corredo iconografico.

Al progetto hanno collaborato diversi enti e soggetti che MuseoTorino ringrazia: Anna Rigassio, le Biblioteche Civiche Torinesi per i suggerimenti bibliografici, l’Archivio Storico della Città e l’Archivio di Stato di Torino, l’Associazione I Luoghi e La Memoria (L&M), il Centro di Documentazione Storica della V Circoscrizione per i suggerimenti metodologici e per il supporto.

Questo studio si configura come un primo livello di indagine, riguardante edifici ancora esistenti, e costituisce la base per futuri sviluppi e integrazioni, perfettamente in armonia con una della caratteristiche principali di MuseoTorino: quella di essere un museo in continuo divenire.

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Borgata Villaretto

Il Villaretto è un borgo rurale formato da un complesso di cascine a corte chiusa; nel territorio di Torino è l’unico esempio di borgata rurale che preserva quasi interamente il suo valore architettonico originario: dal Settecento a oggi sono avvenute solo divisioni di proprietà e alcuni interventi di ristrutturazione o ricostruzione. Il borgo si colloca Oltre Stura, attualmente tra la Tangenziale Nord, il raccordo Torino-Caselle e il confine con il territorio di Borgaro.  

Cascina Ranotta

Cascina a corte chiusa di origine quattrocentesca, localizzata nei pressi di un ramo della bealera Vecchia di Lucento. La sua denominazione è legata ai primi proprietari: i Ranotti. L'edificio odierno si trova in mediocre stato di conservazione ed è utilizzato come residenza e officina.  

Mulino del Villaretto

Attualmente di proprietà privata e adibito ad uso residenziale, l’edificio del Mulino, a due piani fuori terra, conserva l’antica pianta a corpo unico di fabbrica, nonostante le successive ristrutturazioni.

Cascina Le Vallette

La cascina, a corte chiusa e con pianta a “C”, è di origine seicentesca. Il quartiere prende il nome proprio dalla cascina che, ancora oggi è destinata ad attività agricole con la produzione di ortaggi e di fiori.

Cascina Roccafranca

La cascina Roccafranca è di origine seicentesca. Era conosciuta, fino al 1734, come cascina Balard o Ballard in onore del suo proprietario, Gian Domenico Ballardi, che in quell’anno fu investito del titolo di conte di Roccafranca. Oggi è sede di un centro culturale e dell’Ecomuseo Urbano della Circoscrizione 2.  

Cascine Ranotte

Le due cascine a corte chiusa, traggono denominazione dalla famiglia Ranotti, proprietaria fin dal XV secolo di terre e fabbricati al di qua e al di là del fiume Stura. Affiancate, ma non comunicanti, sono state ristrutturate dai rispettivi proprietari e adibite a residenza privata.

Cascina Pellerina

Cascina di pianura a corte chiusa di origine seicentesca. Si trova nei pressi del fiume Dora, vicino al Parco Carrara, meglio conosciuto come Parco della Pellerina.  

Cascina Mineur

Cascina di pianura a corte chiusa di origine cinque-seicentesca. Nelle carte dell’assedio di Torino del 1706 viene indicata come proprietaria la famiglia Mineur. In buono stato di conservazione, mantiene ancora la sua vocazione agricola.

Cascina Meisino, già cascina Bracco

Il Meisino, di origine settecentesca, fu denominato dapprima “Il Gesuita” e poi “Cascina Bracco”. A differenza di molte altre cascine dell’agro torinese, la cascina Meisino era dotata di un filatoio che le conferì un carattere industriale. Oggi si conserva soltanto una porzione della cosiddetta casa civile.

Cascina La Marchesa, già La Florita

Cascina di origine seicentesca denominata prima “La Florita” e in seguito “La Marchesa”. La parte meglio conservata è stata ristrutturata negli Anni Settanta del Novecento per essere adibita a sede di biblioteca e a centro culturale.

Cascina Lamarmora, già Cascina Nuova di Cortazza

La Cascina Lamarmora, situata Oltrestura, si colloca attualmente lungo la Strada per l’Aeroporto di Caselle a poca distanza dalla tangenziale Nord. La cascina deve il suo nome alla famiglia dei Marchesi della Marmora, proprietari nella prima metà dell’Ottocento della struttura e delle terre circostanti.

Cascina Giajone, il Giaione

Cascina di pianura a corte chiusa di origine seicentesca. Neglià degli anni Ottanta del Novecento è stata sottoposta a interventi di restauro conservativo e di ristrutturazione, per ospitare gli uffici della Circoscrizione e, dal 1992, la Biblioteca Civica.

Cascina Fossata

Cascina di pianura a corte chiusa di origine seicentesca, ha grande rilevanza storica e  architettonica. La denominazione deriva con tutta probabilità dal cognome dei Fossata, proprietari della struttura tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, prima della cessione ai Bernero

Cascina Falchera

La Cascina Falchera, di origine settecentesca, trae la denominazione dalla famiglia dei Falchero, proprietari della cascina e delle terre circostanti almeno dal 1701. L’attuale quartiere Falchera prende il nome dalla cascina omonima.

Cascina Continassa, Cascina Contina

Cascina di pianura a corte chiusa di origine tardo seicentesca. Sembra che il nomignolo spregiativo con cui è rimasta celebre,  fosse riferito alla dama, ricca ma non nobile, moglie del Conte, non avvenente e sfortunata.

Cascina Cabianca o Ca' Bianca

Cascina a corte chiusa, documentata dal XVI secolo, è situata al confine tra i territori di Torino e Borgaro. La denominazione deriva dal colore della palazzina padronale cui erano annessi  fabbricati rurali già nel XVI secolo.

Cascina Bellezia

Poco rimane oggi dell’antico splendore della Bellezia, elegante cascina di valore architettonico e ambientale unici. Il complesso di edifici prende il nome dal suo proprietario più celebre, Gian Francesco Bellezia, professore presso l’Università di Torino e Sindaco della città negli anni Trenta del Seicento.

Cascina Barberina, già La Prona o Pruna

Costruita a partire dal 1782 nei pressi del fiume Stura, in sostituzione di una cascina precedente che si trovava più a ridosso del corso d’acqua e fu pertanto distrutta dall’esondazione del fiume stesso. Cascina a corte chiusa che racchiude edifici riconducibili a fabbricati civili e rurali, cappella, casi da terra e stalle. Attualmente adibita a uso residenziale privato, a seguito di ristrutturazioni.  

Abbadia di Stura

Le origini del complesso dell’Abbadia di Stura risalgono alla fondazione dell’ospedale di San Giacomo di Stura nel 1146, per iniziativa di Pietro Podisio.

Complesso del Drosso

Il Drosso è un insediamento rurale fortificato di origine tardomedievale e un’antica grangia cistercense.  Si trova nell’attuale quartiere di Mirafiori Sud. Il complesso è costituito da un castello e da due cascine: la Torta, già Gromis e la Perino, già Robilant.

Carta topografica della caccia (1760-1766 circa)

La carta, redatta per la precisa definizione delle rotte di caccia, raffigura la capitale e il suo intorno, dalla collina di Torino a Rivoli, da Carignano a Venaria Reale, con esclusione della sezione a nord della Stura, nella fase di completa costruzione della città-fortezza e della gestione della corona territoriale.

Carta corografica dimostrativa del territorio della città di Torino (Grossi, 1790-1791)

La Carta Corografica dimostrativa del territorio della città di Torino, luoghi e parti confinanti coll’annotazione precisa di tutti gli edifici civili, e rustici, loro denominazione, cognome e titolo de’ rispettivi attuali possessori de’ medesimi, la designazione, e nome di tutte le strade, e delle principali bealere, e loro diramazioni, redatta dall’architetto Giovanni Lorenzo Amedeo Grossi, tra il 1790 e il 1791, ed incisa da Pietro Amati e Pio Tela, si costituisce come il primo vero censimento di tutte le cascine e vigne torinesi con l’indicazione dei rispettivi proprietari.

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