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Scheda: Luogo - Tipo: Monumenti, lapidi e fontane

Sacrario del Martinetto

Già poligono di tiro, dopo l’8 settembre 1943 è scelto dalla Repubblica Sociale Italiana come luogo per le esecuzioni delle sentenze capitali. Oltre 60 tra partigiani e resistenti vi trovano la morte.


Lat: 45.083999 Long: 7.652733
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  • 1. Il Martinetto

    Nel 1883 il comune di Torino assegna il poligono del Martinetto alla Società del Tiro a Segno Nazionale che, nata nel 1837, precedentemente aveva un poligono di tiro nei pressi del Valentino. Nel 1934 termina l'utilizzo della struttura per fini sportivi quando una legge avoca alla Stato tutti i campi da tiro civili.

    Nel 1943, dopo l’8 settembre, la Repubblica Sociale Italiana utilizza il luogo per compiere le esecuzioni delle sentenze capitali: più di sessanta tra partigiani e oppositori politici sono qui condannati a morte dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato Fascista.

    Dopo la guerra il poligono viene smantellato, e trasferito alle Basse di Stura, mentre il Martinetto è riconosciuto d'interesse nazionale e adibito a sacrario in ricordo dei giustiziati: circondato da un piccolo giardino, realizzato nel 1967, rimane il recinto delle esecuzioni con una lapide che ricorda le vittime.

    Il 5 aprile di ogni anno vi si svolge una cerimonia commemorativa che ricorda la fucilazione degli otto componenti del primo Comitato militare regionale piemontese (Franco Balbis, Quinto Bevilacqua, Giulio Biglieri, Paolo Braccini, Errico Giachino, Eusebio Giambone, Massimo Montano, Giuseppe Perotti). Intorno al 25 aprile, invece, ha luogo ogni anno una fiaccolata che parte delle Concerie Fiorio e arriva al Sacrario, sostando di fronte alla lapide dedicata a Luciano Domenico.

    2. La lapide dei fucilati al Poligono di tiro del Martinetto

    Brignolo Secondo meccanico
    Bruno Giovanni commerciante
    Perotti Giuseppe Paolo generale
    Giachino Errico (Erich) geometra
    Montano Massimo studente
    Biglieri Giulio bibliotecario
    Balbis Franco capitano
    Giambone Eusebio meccanico
    Braccini Paolo professore universitario
    Bevilacqua Quinto mosaicista
    Perego Paolo meccanico
    Enrico Pietro studente
    Girardi Dario contadino
    Padovan Giuseppe calderaio
    Pane Remo meccanico
    Tripodi Paolo operaio
    Pizzorno Carlo studente universitario
    Bocchiotti Giuseppe tipografo
    Caramellino Walter impiegato
    Armano Oreste studente
    Massai Landi Francesco studente
    Farinati Gianfranco studente
    Valobra Ferruccio impiegato
    Gippone Giuseppe maresciallo d'aviazione
    Galvagni Aimone sergente maggiore
    Mecca Ferroglio Giovanni elettricista
    Giardini Mario bersagliere
    Cormelli Luigi impiegato
    Zucca Claudio verniciatore
    Bergamaschi Pompeo muratore
    Marconi Vasco tubista
    Bianciotto Lorenzo meccanico
    Testa Alessandro contadino
    Berta Giuseppe meccanico
    Attardi Alfredo studente
    Amprino Armando meccanico
    Dovis Candido manovale
    Vitrani Ruggero meccanico
    Cipolla Francesco pasticcere
    Ferreira Pedro tenente
    Duò Almerigo meccanico
    Savergnini Luigi impiegato
    Barbero Orazio impiegato
    Mesi Ulisse impiegato
    Moncalero Giovanni verniciatore
    Del Col Dino fotografo
    Cibrario Bruno disegnatore
    Migliavacca Luigi apprendista tornitore
    Zumaglino Battista carpentiere
    Martino Enrico contadino
    Viale Lorenzo ingegnere
    Gindro Alfonso meccanico
    Meneghini Nello nichelatore
    Canepa Giovanni motorista
    Fattorelli Rubens meccanico
    Teagno Alessandro tenente
    De Bona Matteo perito agrario
    Simonetti Donato impiegato
    Cursot Giuseppe muratore

    "La grande lapide dedicata “Ai nuovi martiri della libertà” è collocata nel recinto delle fucilazioni, unica parte sopravvissuta del grande poligono di tiro del Martinetto, destinato tra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945 a luogo di esecuzione dei condannati a morte dai tribunali speciali e militari istituiti dalla Repubblica sociale, e di fucilazioni per rappresaglia. Il luogo è oggi il sacrario cittadino della resistenza, sede di una commemorazione civica che ogni anno si svolge il 5 aprile, nell’anniversario della fucilazione di otto dei componenti del primo Comitato militare regionale.

    La lapide venne scoperta con una solenne cerimonia l’8 luglio 1945, con la partecipazione del cardinal Maurilio Fossati, del ministro Giuseppe Romita, del sindaco Giovanni Roveda e del presidente del Cln regionale piemontese Franco Antonicelli che ricordò la decisione del Clnrp, presa ancora nella clandestinità, di costituire il luogo in sacrario: “Il Martinetto. Le generazioni più antiche delle nostre avevano, in tutta Italia, un nome per i loro fremiti di sdegno e di carità: Belfiore. Le generazioni nostre hanno creduto a lungo che l’età dei martirii fosse conclusa per sempre nella nostra storia e nella storia civile del mondo. Invece, col dramma della libertà, si è riaperta la serie dei grandi olocausti e delle solenni testimonianze. E così abbiamo compreso che per la nostra esperienza di uomini tutto va riedificato: l’amore e il dolore, la colpa e il riscatto, l’infamia e la purezza, l’arco di trionfo e il Martinetto. […] Io leggo l’elenco, non ancora forse completo, dei 61 martiri, e vedo, l’uno dopo l’altro, tra il 16 gennaio 1944 e il 15 aprile 1945 succedersi un operaio e un impiegato, un artigiano e un ingegnere, un geometra e un bibliotecario, uno studente e un professore d’Università, un generale e un sottufficiale, un soldato e un partigiano. Ma partigiani tutti; tutti degni di quel nome che da noi va adoperato non come tessera di privilegi ma come titolo di onore, quel nome – e quella realtà – che per noi è la maggiore, la più straordinaria realtà di questa nostra veramente sacra e veramente civile guerra italiana”.

    La lapide riporta i nomi di 59 fucilati, senza date, con incisa accanto l’indicazione della professione, come spesso nelle targhe dedicate ai singoli caduti. Sono invece 61 i nomi riportati nell’Elenco detenuti giustiziati al Martinetto, custodito tra le carte della presidenza del Cln, Giunta consultiva regionale. I nomi sono trascritti in ordine cronologico per data di morte e vi figura al primo posto Ruggero Vitrani, la cui esecuzione è erroneamente datata 16.1.1944, in luogo di 1945; è questo certamente l’elenco a cui Antonicelli fa riferimento nel suo discorso.

    Nel documento, oltre ai nomi incisi sulla lapide, si trovano anche quelli di Brunone Gambino, Carlo Jori, Aldo Camera, Giustino Bettazzi, e Maurizio Mosso (vedi infra), fucilati per rappresaglia all’attentato di via Sacchi 14; Domenico

    e Ferdinando Conti (vedi infra), due dei cinque fucilati per rappresaglia in seguito all’uccisione di Ather Capelli; Dario Musso e Carlo Brero, fucilati il 27 luglio 1944; Aldo Salvatori, fucilato il 22 settembre 1944; Luciano Politi, fucilato il 15 aprile 1945. Alessandro Teagno e Matteo De Bona sono registrati sotto il falso nome usato in missione, rispettivamente Luciano Lupi e Carlo Lari. Non sono compresi i nomi di Secondo Brignolo, Giovanni Bruno, Pedro Ferreira, Paolo Perego, Pietro Enrico, Dario Girardi, Giuseppe Padovan, Remo Pane, Paolo Tripodi.

    Un altro elenco pubblicato da don Giuseppe Marabotto (1953) “Fucilati dalla R.s.i. provenienti dal carcere” comprende 93 nomi disposti in ordine cronologico, con data e luogo di fucilazione e l’indicazione dei sacerdoti che fecero assistenza spirituale: per quanto riguarda i caduti del Martinetto, pur con imprecisioni, non si discosta dalla lapide.

    Aisrp, Fondo Clnrp. Presidente, fasc. Manoscritti dott. Antonicelli, Parole per i martiri del Martinetto

    Aisrp, C 69 b, Elenco detenuti giustiziati al Martinetto

    Centomila torinesi al Martinetto per le celebrazioni dei 68 martiri, “L’Opinione”, 1, n. 65, 10 luglio 1945 [il numero nel titolo è dovuto a un refuso, l'elenco dei caduti riportati nel testo dell'articolo corrisponde a quello della lapide]

    Il saluto dei lavoratori torinesi ai martiri della libertà. In memoria degli eroi del Martinetto, “l’Unità”, ediz. piemontese, 22, n. 74, 10 luglio 1945

    G. Marabotto, Un prete in galera , cit., vol. 2°, pp. 249 ss.

    Torino 1938/45. Una guida per la memoria, cit., pp. 65-67" (1)

    Note

    (1) Testo tratto da Adduci, Nicola [et al.] (a cura di), Che il silenzio non sia silenzio. Memoria civica dei caduti della Resistenza a Torino, Museo diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà - Istoreto, Torino 2015, pp. 62 - 67

    • Bibliografia
    • Sitografia
    • Fonti Archivistiche
    • Aisrp, Archivio dell’Istituto piemontese per la storia della resistenza e della società contemporanea
    • Fototeca

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